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Il Blog degli amministratori

21 Set 2017

COMPENSO TROPPO BASSO PER GLI AMMINISTRATORI

Ho deciso di ritornare su questo argomento, già trattato nel precedente post, dopo avere letto un articolo su Il Sole 24 Ore, a firma di Francesco Schena, che azzarda alcune riflessioni sui motivi che vedono il compenso degli amministratori in Italia ben al di sotto del livello europeo (fino al 350% in meno rispetto a quello di alcuni concorrenti di altre nazioni).
L’articolo anticipa i risultati, le statistiche e i dati che verranno pubblicati sul quotidiano finanziario nel mese di ottobre, e che non mancheremo di segnalare alla vostra attenzione. Di seguti farò una sintesi delle riflessioni presenti nel pezzo.

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Il presupposto dell’analisi è dato da semplici assunti economici, quale il punto di incontro tra domanda e offerta, la coerenza del consumatore (individuato un bisogno effettua delle scelte coerenti in merito) e la sua capacità di spesa, la lealtà della concorrenza presente sul mercato, il principio per cui il prezzo cala all’aumentare dell’offerta.
La prima difficoltà dell’amministratore nel portarsi a casa un degno compenso risiede principalmente nella mancata capacità del consumatore (citato come “condòmino medio italiano” all’interno dell’articolo) nel riconoscere il bisogno di rivolgersi ad una figura professionale, qualifica e preparata per l’amministrazione dello stabile in cui vive. Il motivo è semplice: il condòmino medio considera l’esperienza di comunità condominiale come una sofferenza, come un peso di cui farebbe volentieri a meno; si focalizza, perciò, unicamente su pagare il meno possibile per le quote millesimali in possesso.

Durante le assemblee e le delibere viene dunque meno la capacità cognitiva e di discernimento che invece caratterizza il Sig. Rossi quando non è investito del ruolo di condòmino: un preventivo vale l’altro, così come un fornitore e quindi, perché no, anche per l’amministratore vale lo stesso concetto.
Eppure si è consapevoli che, seppure tutti consentano di telefonare, i cellulari non sono tutti uguali, così come le automobili; questa consapevolezza non si applica però in materia condominiale, né quando si tratta di approvare spese comuni.

La professionalità dell’amministratore non interessa perché viene visto come servizio commerciale e non come figura qualificata e titolata, in grado di farsi carico di responsabilità e attribuzioni di ogni sorta, il più delle volte ignorate beatamente da chi invece dovrebbe essere a conoscenza della mole di lavoro svolta a fronte del compenso percepito: non importa a nessuno se l’amministratore redige rendiconti perfetti, così come i verbali (evitando impugnazioni e contestazioni), se ha evitato contenziosi onerosi, se mette la faccia con i fornitori che attendono di essere pagati, se riesce a spuntare prezzi di favore per i suoi clienti. Ciò che conta è che sia presente, che spesso si faccia vedere sul posto e che soprattutto assecondi tutte le più sciocche richieste dei signori condòmini.
Quindi il condòmino medio ignora la formazione professionale obbligatoria, le capacità acquisite, le esperienze che hanno formato l’uomo e il professionista che si prende carico della gestione di una parte importante della sua esistenza.

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La concorrenza sleale è un altro punto dolente: pseudo professionisti addirittura senza ufficio, condòmini che amministrano il proprio stabile con il classico “rimborso spese”, insegnanti universitari o vigili urbani che “arrotondano” lo stipendio amministrando solo quei 40, 60 o 100 condomìni. In più dobbiamo aggiungere il lavoro nero sommerso, perché il dato impressiona: a fronte di circa 28.000 amministratori in regola (partita iva e versamenti a norma di legge al fisco e per la previdenza) ci sono circa 300.000 irregolari. E questo ovviamente porta a un fenomeno di dumping del settore, perché senza oneri e tutto in nero, chi evade può anche chiedere solo 1 euro per unità abitativa al mese.

Ultimo fattore che sfavorisce gli amministratori ligi al proprio ruolo è quello dell’egemonia culturale, per cui è pieno di liberi professionisti (avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, professori universitari, etc…) che fanno presa sui clienti finali. Purtroppo queste figure non sempre si rivelano all’altezza del ruolo di cui indebitamente si appropriano, ma rendono la concorrenza sleale perché usano come specchietto per le allodole la formazione scientifica, giuridica, tecnica acquisita che sì, supera quella richiesta a un semplice amministratore, ma che poi non si rivela utile allo scopo, cioè quello di amministrare i condomìni. Ovviamente l’aura di sapere che avvolge questi professionisti li rende difficilmente criticabili dal condòmino medio, che si fida e abbocca.

Il sintesi si può convenire sul fatto che in presenza di un consumatore incoerente e di un mercato senza regole, non c’è alcuna sana selezione del mercato e nessun mercato libero che regga. In questo Paese si scambia il mercato libero col mercato senza regole e le professioni sono riconosciute come tali solo se c’è un corrispettivo ordine professionale. Nonostante la riforma del condominio sia stata approvata solo qualche anno fa, non si è tutelata (non si è voluto tutelare?) quella che più che una professione, resta un incarico da codice civile.

Per chi volesse leggere l’intero articolo lo trova cliccando qui >>>

Simone Pignoli
ImprESA: Energia | Serivizi | Amministrazione
www.impresatorino.it

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